mercoledì 11 aprile 2012


CHE EMOZIONE...

Alcune volte la vita ci riserva emozioni indescrivibili, impossibilida far comprendere a chi legge le sensazioni provate, i sentimenti che ti colpiscono al momento.
Quello che è successo a me, rientra in questo caso, non so se riuscirò a farti comprendere il mio stato d'animo nel descrivere quello che mi è successo qualche giorno fa.
Mi trovavo sulla metro B di Roma, stavo facendo ritorno a casa dopo aver trascorso il pomeriggio tra i monumenti della città eterna.
Come al solito la metropolitana era piena, i posti a sedere eraqno tutti occupati e la gente che era in piedi era intenta a sorreggerssi agli appositi sostegni, ma più ilo treno percorreva il suo lineare percorso, più la gente diminuiva. Anche io ero in piedi concentrato a non cadere a terra ogni qualvolta il treno frenava bruscamente ad ogni fermata.
Di colpo la mia vista è attratta da una signora seduta vicino alla porta d'uscita, era una signora a prima vista non più una ragazza ma una donna che nonostante l'età era ancora molto attraente. I suoi capelli lunghi e biondi, gli occhiali affusolati e colorati la rendevano anche più giovane e interessante, a renderlaancora più misteriosa e intricante era l'attenzione con cui leggeva un libro. Non gli staccai gli occhi di dosso, mi incuriosiva quando ogni tanto le sue rosse labbra di rossetto accennava un sorriso, e quando ogni tanto contraeva le sopracciglie per cercare di capire meglio la frase che stava leggendo.
Mi avvicinai alla porta per scendere quando d'improvviso le mie pupillesi dilatarono, non riuscivo a credere ai miei occhi, l'attenzione rivolta prima alla lettrice, si spostò sul libro che stava leggendo, aveva qualcosa di famigliare.
La copertina rossa, quel riquadro rosa, la foto a me conosciuta, non ci potevo credere, lessi il titolo, l'autore.
Mi bloccai, non ho pensato più a niente, di colpo capii che la bella signora stava leggendo "IL SEGRETO DELLA SPIANATA"  di FRANCO MORETTI, il suo libro era il mio libro.
A quel punto ero ipnotizzato, immobile, avrei voluto fargli un milione di domande, gli avrei voluto dire che l'autore dell'opera era davanti a lei, ma non riuscivo a parlare avevo la gola secca, mi mancò il coraggio e il tempo per colloquiare con lei.
Lei forse non si accorse di nulla, ma quando scesi dal vagone mi accennò un impercettibile sorriso, " mi avrà riconosciuto?".
Con questo interrogativo mi svegliai  dal torpore ma già ero a casa....

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