Un paese alle porte di Roma, cinque ragazzi uniti dal sentimento chiamato amicizia, tanto mistero.
Con queste parole si può laconicamente descrivere il sunto di questo romanzo, un romanzo di pura fantasia, dove luoghi, personaggi e fatti sono frutto della mia immaginazione, un’immaginazione ispirata da un sogno di una notte d’estate.
Difficilmente il sottoscritto sogna, se ciò avviene, è raro che il mattino mi ricordi i sogni fatti, belli o brutti che siano. Quella mattina invece avevo negli occhi fatti e personaggi che mi avevano fatto compagnia nelle tenebre, tutto mi era sembrato vero nel sogno, avevo negli occhi un paesaggio stupendo, c’erano cinque amici di cui uno ero io, sta al lettore decidere quale dei cinque compagni del romanzo sia.
Con lo andare avanti nello scrivere, nel riempire le pagine bianche, con parole che spieghino le vicende che vuoi descrivere, mi è stato non molto difficile, la mano andava da sola, l’immaginazione comandava le dita sulla tastiera del computer che eseguivano quello che dovevano scrivere, il risultato sta nel lettore se giudicare in modo positivo o no questo lavoro durato quattro anni.
Non so se il tempo impiegato per portare a termine la stesura di un libro sia tanto o poco ma di certo mettere la parola fine mi ha dato una grande soddisfazione, era iniziato per gioco e man mano che le pagine si riempivano, i capitoli aumentavano, la voglia di sapere come andasse a finire era tanta.
Proprio così, man mano che andavo avanti nello svolgimento del romanzo, la trama si allontanava sempre di più dal sogno e prendevano quota altri finali, altri fatti, altri personaggi: mi sentivo il padrone della vita di quel piccolo “mondo di carta”.
Durante i quattro anni però ci sono state delle interruzioni, il libro per alcuni periodi è stato fermo, le pagine bianche sono rimaste bianche per un po’ di tempo, la pausa più lunga è stata quando è nato mio figlio, nel 2006 il libro ha rischiato di rimanere un’opera incompiuta.
Troppa era la gioia dell’evento della nascita di Flavio, tutto era passato in secondo piano, il tempo volava e il bambino, come giusto che sia, mi occupava gran parte delle mie giornate.
Non nego che il lavoro ha rallentato nei periodi, dove l’ispirazione non c’era, scrivevo cose senza senso, fatti che non centravano niente, senza collegamenti. Ho cancellato file d’interi capitoli perché troppo prolissi e pesanti, che potevano annoiare il lettore.
Un’altra pausa incontrata nel percorso, è stata l’incidente ferroviario di Viareggio nel giugno del 2009.
Avevo appena finito di scrivere il capitolo che parla dell’incidente ferroviario avvenuto vicino al paese dei cinque amici, dopo qualche giorno dalla stesura del capitolo, sul giornale leggo della tragica tragedia del treno alle porte di Viareggio, una coincidenza strana, casuale, ma che mi ha fatto riflettere sulla differenza nel descrivere un fatto così grave e traumatico ma pur sempre di fantasia e la realtà una tragica realtà.
In questo caso, lo stop e’ stato minore rispetto al precedente, ma ero nel mezzo della storia, nel pieno della mia ispirazione.
Ricordo che dopo quel periodo, qualsiasi cosa trovavo dove scrivere, in qualunque posto, appuntavo le mie idee, anche a qualsiasi orario.
Sono molte le sere che rimanevo sveglio a scrivere perché avevo l’ispirazione, una sensazione mai provata, il lavoro doveva andare avanti, oramai mi ero messo in testa e ripromesso che dovevo portarlo a termine, il mio primo libro, la mia prima opera letteraria.
Altrettanto sono state le notti che nel mezzo del sonno, quando tutti a casa dormivano, mi sono alzato, ho acceso il computer e ho cominciato a buttare giù un po’ di pensieri, con attorno a me il silenzio, l’ho trovato rilassante.
Il mio primo libro iniziato e finito, non so se avrò la voglia, il tempo e l’ispirazione per farne degli altri, ma ad essere sincero e’ una bella soddisfazione mettere la parola fine ad un progetto iniziato qualche anno fa.
Non so chi lo leggerà, forse nessuno, forse non sarà mai pubblicato, forse lo stamperò e anch’io lo metterò nella mia piccola libreria di casa a prendere polvere come gli altri libri che già sono li, ma per me ha un valore inestimabile.
Qualcuno reputerà questa storia banale, forse perché non sono riuscito a mettere nero su bianco quelle sensazioni che provavo nel descrivere quella vicenda, me ne scuso se il lettore trovasse qualche strafalcione, ma ho l’attenuante del mio primo libro.
Chiunque avesse la fortuna o la sventura di ritrovarsi in mano questo libro, di sfogliarlo, di leggerlo, sappiate che io ci ho messo tanta buona volontà, mi sono sforzato nello scrivere, rileggere e correggere il tutto, ho dato il massimo affinché si avvicinasse anche solo lontanamente a un qualsiasi libro di una qualsiasi libreria e poco m’importa la fine che dovesse fare resta per me sempre LA MIA OPERA.
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